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domenica 26 settembre 2010

Buon compleanno Charlie Brown. I Peanuts compiono 60 anni.

Nel mondo dei Peanuts gli adulti sono fuori luogo: i personaggi di Schulz non possono che agire, pensare, penare e sognare in un mondo tutto loro.

I protagonisti erano dei bambini molto particolari, cioè non quelli tipici dei fumetti, che combattevano la stupidità degli adulti con i loro scherzi, questi erano bambini dialettici, che se la vedevano tra loro in maniera diretta, senza alcuna formalità, e non risparmiandosi cattiverie e tristezze. Splendido esempio di come personaggi disegnati possano essere amati per quello che sono nei fumetti ma anche per come, semplicemente, appaiono: pieni di personalità e allo stesso tempo bisognosi di dolcezza e protezione.


Così il 2 ottobre 1950 Peanuts debutta su nove quotidiani americani.
Linus e Lucy van Pelt, Charlie e Sally Brown & c. sono diventati un successo dai numeri incredibili: duemila quotidiani, 335 milioni di lettori in settantacinque paesi. Per questo sono diventati anche cartoni animati, spettacoli musicali, e poi magliette, manifesti e tutto ciò che sappiamo bene perché qualcosa deve essere finito anche a casa nostra. Solo un'immagine ci mancava: vederli insieme a un adulto, magari insieme ai loro genitori! Eppure qualcosa del genere Schulz l'ha disegnato davvero nel maggio del 1958, anche se per un'altra serie: quella delle vignette sullo sport intitolate È solo un gioco e realizzate insieme al suo amico Jim Sasseville (pubblicate in Italia dalla Free Books). Ma in fondo nulla a che vedere con le precedenti serie, perchè si sa gli adulti sono proprio fuori luogo: i bambini di Schulz non possono che agire, pensare, penare e sognare in un mondo tutto loro.

I messaggi dei bambini attraverso una canzone.



Ascoltatela, stupenda ed emozionante. I bambini ci riempiono il cuore e ci permettono di riflettere, spesso tutto ciò non capita perchè siamo troppo presi dagli impegni quotidiani. Sentire una canzone cosi cantata con tanta passione dai bambini è davvero un messaggio importante per il mondo intero.

lunedì 5 aprile 2010

Villaggio Coriandoline - Correggio.

Alle porte di Correggio, in una cittadina della provincia di Reggio Emilia è nata un’area residenziale pensata apposta per i bambini e frutto di un progetto artistico, culturale ed educativo. Coinvolti nella realizzazione di questo quartiere “da favola” architetti, ingegneri, esperti del settore, ma anche educatori e soprattutto i bambini, i veri protagonisti.
L’idea di dare vita a una città realmente a misura di bambino risale al 1995, nell’ambito di un esperimento pedagogico nelle scuole d’infanzia: i bimbi disegnano la casa dove avrebbero voluto abitare. Detto fatto, tre anni dopo il centro di Correggio viene invaso da case di cartone pensate e decorate da piccoli architetti e nel 1999 i risultati della ricerca sono diventati una mostra e un libro, il “Manifesto delle esigenze abitative dei bambini e delle bambine”, illustrato da Emanuele Luzzati.
Quindi, case vere di cemento e mattoni ma “trasparenti, dure fuori ma morbide dentro, decorate, intime, tranquille, giocose, grandi, bambine, magiche”. E così, girando, ci si può imbattere in cancelli con grossi nasi, comignoli a forma di nido, pietre preziose incastonate nelle porte, lampioni come uccelli appollaiati. Ogni casa ha il suo nome, oltre il numero civico, per distinguersi dalle altre: c’è la casa Trasparente, quella Fienile, quella Albero, e il condominio è la Casa-Torre, con uno scivolo a ogni rampa di scale. Per entrare in garage bisogna essere ingoiati dalla bocca di un gigantesco mostro che ride, ma dentro poi ci si trova davanti a campi da basket e di pallavolo.
Si può poi passeggiare in via Rodari quale nome migliore nel quartiere dei bambini, di quello dello scrittore di fiabe e da lì vedere l’Officina dei Coriandoli.
Adesso in tutto vi sono dieci abitazioni. Assolutamente da visitare!

mercoledì 17 febbraio 2010

"Pomme Bebè" Un ristorante per clienti speciali.

Immaginate un locale alla moda, di design, dove al posto degli sgabelli al bancone ci sono colorati seggioloni e dove tutto è a misura di bambino.
Ebbene si, siamo in California e proprio qui, ha recentemente aperto le sue porte un ristorante solo per i più piccoli, davvero molto selezionato, infatti è dedicato solo ai bambini dai 0 ai 3 anni.
Qui mamma e papà possono solo fare da accompagnatori, per i loro pargoletti, alimenti solo biologici cotti a temperature basse in modo che non perdano le proprietà nutritive. I menù variano in base alla stagione dell’anno e ne sono tre, suddivisi in base all’età dei piccoli.
Inoltre all'interno del ristorante c'è anche una ludoteca ed una sala per feste. Che dire, siamo in America dove spesso le idee si trasformano in realtà.

lunedì 14 dicembre 2009

"A Christmas Carol"




Dal libro di Charles Dickens , un film presentato dalla Walt Disney  e con Jim Carrey un protagonista eccellente.

  “E’ come se Charles Dickens avesse scritto questa storia con l’intenzione di farla diventare un film, considerando la sua forza visiva e cinematografica". Il racconto uscì quasi due secoli e mezzo fa, nel 1843. Ed il fatto che fu subito ritenuto un capolavoro, con tutto il suo successo immediato e duraturo, dovrebbe dirla lunga. Insomma, chi per una volta non ha mai avuto modo di sentire la storia del vecchio arcigno Scrooge e dei tre fantasmi del Natale passato, presente e futuro?!
Un film che con un pizzico di ironia trasmette un importante messaggio di vita, davvero molto toccante. 

Si consiglia vivamente la visione

venerdì 11 dicembre 2009

NATALE: STOMACO A RISCHIO PER 1 SU 3, REGOLE CONTRO 'SINDROME DOPOCENA'

NATALE: STOMACO A RISCHIO PER 1 SU 3, REGOLE CONTRO 'SINDROME DOPOCENA' Dalla tartina al panettone, passando per agnolotti, capponi e cotechini, salumi e capitoni. Il tutto condito con brindisi e bollicine. Natale si avvicina e la tavola delle feste si riempie di tentazioni a cui è difficile resistere.
Ma il 'tour de force' alimentare senza regole non è per tutti: un italiano su tre, infatti, soffre di lievi disturbi digestivi che gli stravizi di stagione possono peggiorare. Nella maggior parte dei casi - rassicura però il gastroenterologo del Policlinico di Monza, Attilio Giacosa - basta un po' di attenzione per salvare gola e salute.
Ecco quindi i 5 comandamenti contro la 'sindrome del dopocena', suggeriti dall'esperto a Milano in occasione di un incontro promosso dall'Associazione nazionale dell'industria farmaceutica dell'automedicazione (Anifa):
1) "Prendiamocela con calma - raccomanda Giacosa - Il Natale viene una volta l'anno, gustiamoci le pietanze masticando lentamente", perché "la prima fase della digestione avviene in bocca";
2) "Tra una portata e l'altra concediamoci una pausa di almeno un quarto d'ora". Ma ingannare l'attesa accendendosi una sigaretta è una pessima idea, avverte lo specialista: "Il fumo rilassa i muscoli della valvola che c'è tra stomaco ed esofago, impedendone la tenuta e facilitando così la risalita di cibo e acidi";
3) "Cerchiamo di limitare le porzioni di cotechino, capitone, insaccati e formaggi stagionati". Più in generale, ricorda Giacosa, "i cibi grassi sono quelli che attentano alla serenità del nostro stomaco poiché richiedono più tempo per essere digeriti".
4) "Caffè e amaro dopo cena sono abitudini piacevoli", ma "attenzione a non esagerare: la caffeina aumenta la produzione di acido dello stomaco - sottolinea il gastroenterologo - mentre l'alcol facilita la risalita degli acidi all'esofago;
5) Dopo il pasto, infine, "nel caso compaiano i primi sintomi di cattiva digestione, è possibile ricorrere all'automedicazione" responsabile con farmaci da banco (senza necessità di ricetta medica, contraddistinti dal bollino rosso in confezione). Per avere un consiglio ad hoc, è possibile rivolgersi al farmacista.
Giacosa fa qualche esempio. "Per contrastare la dispepsia, ovvero i disturbi che compaiono dopo i pasti troppo ricchi e che si manifestano con un senso di pienezza gastrica, talvolta dolori, spesso accompagnati da nausea, vomito e aerofagia, oltre a una dieta equilibrata è consigliabile l'uso di farmaci procinetici che favoriscono la motilità gastrica e intestinale". Oppure "di prodotti antiacidi a base di magnesio o alluminio, che hanno un tempestivo effetto tampone sulle secrezioni acide dello stomaco". Un suggerimento speciale va alle 'vittime' dei virus scambiati sotto l'albero: "Chi ha contratto l'influenza con complicanze batteriche, ed è sotto terapia antibiotica, rischia una marcata modificazione della flora batterica. In questo caso, per ripristinare l'equilibrio gastrointestinale è sufficiente l'assunzione di fermenti lattici".
Per limitare invece i danni che Natale e Capodanno producono su peso, glicemia e colesterolo, Giacosa ricorda che non serve solo accortezza nelle scelte alimentari - limitando soprattutto cibi grassi e dolci - ma è necessario anche muoversi di più. Magari optando per lunghe passeggiate.
A chi infine decide di passare le feste lontano da casa, in particolare in luoghi esotici in cui l'acqua potrebbe essere contaminata da batteri, virus o tossine, il gastroenterologo consiglia di "mettere in valigia, oltre a fermenti lattici, anche degli assorbenti intestinali a base di carbone attivo o pectina e di sali minerali. Questi rimedi - conclude - costituiscono un valido aiuto per combattere la dissenteria, il classico disturbo di chi assume alimenti o bevande contaminate da acqua infetta".

giovedì 26 novembre 2009

La buona cucina napoletana.


In procinto di iniziare una rubrica dedicata alla cucina ed alle ricette tipiche, iniziamo con un po’ di storia e tra le più amate ricordiamo quella della cucina tradizionale napoletana. Buona lettura.

La cucina napoletana riflette le influenze delle varie civiltà che sono approdate durante gli anni sulle coste del Sud dell'Italia: tra gli altri Spagnoli, Mori, e Francesi.
La cucina di questa regione divenne piuttosto raffinata verso la fine del diciottesimo secolo, quando Napoli rivaleggiava con Parigi come la più sofisticata città d'Europa, e nel 1830, fu descritta per la prima volta da Don Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, nel suo classico culinario "Cucina Tradizionale Napoletana".
Il vero napoletano ha carattere sobrio, perchè è povero, e il cibarsi è una sorta di diversivo, uno spettacolo ricco di colore. La città ha gravi problemi, ma i suoi cittadini sembrano ignorarli, e traggono piacere nel sole, nelle bellezze naturali, e nella cucina.
A Napoli e nelle città della Campania la vita si svolge per strada. Questa tradizione ha radici nel passato: infatti, fino al 1800 tutti i tipi di cibo venivano gustati all'aperto, compresi maccheroni, pizze, polpi di scoglio bolliti, serviti in tazze con il loro brodo fumante. Per pochi centesimi si potevano gustare maccheroni conditi con salsa di pomodoro.
Il vero capolavoro della cucina napoletana è la pizza. C'è qualcuno che non ami la pizza? La si mangia spesso in buona compagnia, ed è sempre ottima, e assomiglia a un sole, con rosso pomodoro, verde basilico e "laghi" di mozzarella qua e là, per darle splendore. Persino i re amarono la pizza - la regina Maria Carolina, la triste e autocratica moglie di Ferdinando I re di Napoli, ordinò che fosse costruito un forno a legna nella Reggia di Capodimonte, dove la famiglia reale trascorreva spesso l'estate.
C'è anche una solida tradizione di una cucina più raffinata destinata alla nobiltà, presente un tempo nel Regno di Napoli. Il capo della cucina dei palazzi nobili era il "monzù", derivato dal francese "monsieur", una combinazione di cuoco - artista, riverito e rispettato da tutti. Egli era responsabile della preparazione di piatti ricchi ed elaborati, come i grandiosi timballi di pasta o riso, la "minestra maritata", pizze di verdure e desserts con insolite mescolanze di ingredienti. Questa cucina richiedeva ore ed ore di preparazione, per esempio, per approntare semplicemente un ragù o una salsa da usare per condire la pasta, occorrevano ben 7 ore.
"P.O."

martedì 24 novembre 2009

Mangiare cioccolato fondente fa bene!




Stressati? Non ce la fate più? Un po’ di cioccolato fondente, 40 grammi al giorno per due settimane e il livello degli ormoni dello stress si abbassa.

Lo ha scoperto uno studio pubblicato sul Journal of Proteome Research. L’equipe del dottor Sunil Kochhar ha scoperto gli antiossidanti presenti nel cacao amaro capaci di ridurre i fattori di rischio per le malattie cardiache ed altre patologie.
Inoltre, un consumo giornaliero di 40 grammi al giorno per due settimane, è sufficiente a modificare il metabolismo e quindi ad alleviare lo stress emotivo.

Infine lo studio prova anche a spiegare cosa determina il desiderio di cioccolato. E la risposta starebbe nei batteri che popolano il nostro intestino.
Gli autori della ricerca hanno selezionato due gruppi di tester: da una parte i “cioccomaniaci” e cioè 11 persone sane che si nutrono regolarmente di cioccolato; dall’altra, gli “strani” e cioè 11 individui del tutto indifferenti al cacao. Dalle analisi condotte sono emerse differenze significative tra i due campioni. Nei primi, ad esempio, si riscontra molta glicina (amminoacido vitale per la crescita dei muscoli) e bassi livelli di colesterolo cattivo, mentre nei secondi è stato rintracciato un alto livello di taurina (l’ingrediente utilizzato in molte bibite energizzanti). “E’ risaputo che il livello di queste sostanze dipende dalla presenza o meno di diversi tipi di batteri”, sottolinea lo stesso dottor Sunil Kochhar